Archivio David Foster Wallace Italia

I am in here

3 note &

#palewinter: Intervento 9

§30-35

di Raffaella Foresti

§30 (461 – 480). Questo capitolo, strutturato in forma di dialogo telefonico tra Sylvanshine e Reynolds, li vede entrambi protagonisti. Parlano, commentano, tramano. Sospettano e deducono. Si scambiano informazioni intorno al megadirettore Glendenning e al relativo entourage.

Ciò che mi pare maggiormente degno di nota, in questo capitolo, è la magistrale “resa” dei due assistenti di Merrill Errol (“Mel” ) Lehrl, deducibile anche solo dal differente modo con cui parlano al telefono: Reynolds con il grosso Motorola grigio saldato ad uno di quei sostegni per il mento usati dai violinisti, così da poterlo tenere soltanto per il collo ed avere le mani libere; Sylvanshine con un normale telefono multifrequenza (che gli consente comunque di mangiarsi le pellicine morte intorno al pollice della mano non impegnata a reggere l’apparecchio).

Sylvanshine e Reynolds.  Il particolare rapporto tra i due, descritto in forma narrativa nel §2, viene qui espresso dalla viva voce personaggi stessi, attraverso le espressioni e i piccoli gesti che li caratterizzano.

§31 (482 – 483). Poche pagine per presentare un nuovo personaggio:

“Shinn se n’era stato sul marciapiede a bere la sua prima Coca del suo primo giorno in sede e i vestiti gli si erano spianati e afflosciati addosso per l’umidità mentre sentiva lo stesso odore di caprifoglio ed erba tagliata dei quartieri residenziali di Chicago, ascoltava i canti degli uccelli eccitati dall’alba sull’acacia lungo la Self-Storage e i suoi pensieri andavano in tutte le direzioni, e a un tratto gli venne in mente che in realtà gli uccelli, i cui cinguettii e canti ripetuti risultavano tanto graziosi nell’esaltare la natura e l’arrivo del giorno, forse dicevano, in un codice noto solo agli altri uccelli: Vattene! oppure: Questo ramo è mio! oppure: Questo albero è mio! Ti uccido! Uccido, uccido! O cose cupe, brutali e autoprotettive d’ogni genere. Il pensiero sorse dal nulla e chissà perché lo mise di pessimo umore”.

§32 (484-486) Diversivi in ufficio. Il brulicante Nugent convince la sorellina Julie ad imitare la voce di Regan Theresa MaCneil (la ragazza protagonista de L’esorcista) al vivavoce dell’ufficio, per divertire i colleghi.

§33 (487-501) Capitolo 33 o Della noia. Si potrebbero intitolare così queste pagine del romanzo che vedono come protagonista il brulicante-standard-e-giovane-padre-devoto Lane Dean Jr, introdotto ai lettori al §6. Il tema centrale è appunto la noia, che viene studiata e penetrata in tutti i suoi significati. Non a caso questo capitolo è stato scelto per l’anteprima della pubblicazione del romanzo sul New Yorker con il titolo di Wiggle Room (ndr. “wiggler” è il termine usato da DFW reso in italano come “brulicante”).

Il brano racconta l’eterna mattinata di lavoro di questo moderno Sisifo, a compilare dichiarazioni dei redditi una dopo l’altra. La narrazione si fa mano a mano atroce: Lane Dean Jr prova a distrarsi, pensando ad una bella spiaggia calda, come gli avevano insegnato al corso di orientamento. Ma dopo poco questo luogo incantato diventa cupo, invernale, con le alghe morte simili ai capelli di un annegato. Nonostante gli sforzi, questo paesaggio muta ancora nella mente dell’impiegato: la spiaggia di sabbia si fa cemento, e l’acqua del mare diviene grigia e pressoché immobile, come fosse gelatina quasi solidificata. “Pensò senza volerlo ai vari modi per suicidarsi con la gelatina”. Il protagonista decide quindi di sostituire alla spiaggia l’immagine del figlio. Potrebbe funzionare perché è per lui che fa tutto questo, pensa. Ma il climax non si arresta e la scena culmina in un’immagine orribile: la faccia del figlio inizia a sciogliersi e a deformarsi, invecchiando di anni in pochissimi secondi fino a cedere e staccarsi dal teschio giallo e ghignante… La voce che lo sveglia da quell’incubo non è umana. Appartiene al fantasma dell’allucinazione da concentrazione prolungata, che gli consegna un’intera lezione sulla parola “bore”, noia: assassinio dell’anima. Quando il fantasma sparisce Lane si concede di alzare lo sguardo constatando che “il tempo non era passato per niente, di nuovo”.

§34 (502). Estratto dal Manuale dell’Agenzia delle Entrate contenente un assaggio dei criteri di calcolo dell’Imposta Minima Alternativa per le S.p.a.

§35 (503-512). A mio parere uno dei più bei racconti di tutto il romanzo. Divertente e terribile. Squisitamente wallaciano, se mi consentite. Letterariamente sublime.

Anche questo brano è stato pubblicato in anteprima rispetto al romanzo con il titolo di “The Compliance Branch”.  La storia è raccontata in prima persona da un narratore che, vi confesso, mi è ancora oscuro. Non credo sia DFW-autore, nè il DFW-letterario, e mi pare abbia una voce del tutto diversa da quella degli altri personaggi. Si tratta certamente di uno dei “brulicanti” ma mi sono convinta sia uno dei tanti, uno qualsiasi. Il suo lavoro viene distratto dal figlio neonato di uno dei suoi responsabili, che spesso – avendo una moglie affrancata e in carriera - lo porta con sé in ufficio. Credo di poter rendere efficacemente la descrizione della storia narrata soltanto attingendo a piene mani dal testo originale. Questo l’incipit: “Il capogruppo del mio gruppo Accertamento e sua moglie hanno un bambino piccolo che posso solo definire… feroce. L’espressione è feroce, il comportamento è feroce, lo sguardo da sopra il biberon o il ciuccio: feroce, intimidatorio, aggressivo”.  L’occupazione principale dell’infante, dal punto di vista del narratore, è starsene lì in ufficio, immobile e muto, a fissare ferocemente qualunque accertatore GS-9  “con un misto di intensità e disprezzo, un’espressione come se avesse fame e l’accertatore fosse cibo ma non quello giusto”. Quello che il narratore prova per l’esserino figlio del suo risposabile è paura. Una paura che il protagonista si limita a descrivere senza affrontare nemmeno quando, di nuovo secondo uno schema di climax crescente, il bambino ripiega le sue minuscole mani davanti a sé sulla plastica azzurrina della sua postazione giochi (come un adulto farebbe congiungendo le mani sulla scrivania, per manifestare attenzione verso un problema) e “con voce alta e priva di l e di r ma inequivocabile” dice: “Allora?”.

“E in quel momento sospeso tra noi, senza confini e in dilatazione, il mio impulso di schiarirmi la gola bloccato solo dalla paura di apparire impertinente – è stato in quell’intervallo apparentemente infinito, insofferente che ho capito che mi sottomettevo al bambino, lo rispettavo, gli riconoscevo piena autorità, e perciò ho aspettato, accondiscendente, noi due nell’ufficetto senza ombre del padre, nella consapevolezza che ero, a partire da quel momento, agli ordini di un minuscolo esserino bianco e spaventoso, il suo strumento o utensile”.

Archiviato in dfw palewinter interventi


Share/Bookmark
  1. amigdala-66 ha rebloggato questo post da archivio-dfw
  2. postato da archivio-dfw